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La Bahuinia e il Dragone: il diritto di autodeterminazione dei popoli e la questione Hong Kong

La bandiera di Hong Kong ha lo sfondo rosso, come quella cinese e da quel rosso accesso emerge un fiore bianco, una bahuinia, con petali stilizzati all’interno dei quali si celano delle stelle, stelle come quelle della bandiera cinese. La bandiera di Hong Kong, così come Hong Kong stessa ha qualcosa in comune con la Cina, ma non è la Cina.


30 Agosto 2019. I ventitreenni Joshua Wong (fondatore del partito democratico Demosisto) e Agnes Chow (membro dello stesso ed ex portavoce di Scholarism, gruppo studentesco attivista che nel 2014 lanciò la Class Boycott che anticipò la cosiddetta Rivoluzione degli Ombrelli) vengono arrestati dalla polizia salvo poi essere rilasciati su cauzione alcune ore più tardi, seppur con alcune restrizioni in merito alla libertà di circolare negli hot spot delle proteste che imperversano nella città . Insieme a loro vengono arrestati anche tre deputati pro-democrazia per “sospetto di ostruzione alle attività della polizia”. Il bilancio della giornata vede anche annullata la manifestazione che si sarebbe dovuta tenere il giorno successivo, il 31 agosto, a causa del divieto posto dalle forze dell’ordine.


Questo è soltanto un piccolo momento di climax da considerare nel più ampio quadro delle tensioni politiche e sociali che interessano Hong Kong da mesi, precisamente a partire da aprile 2019 con la presentazione emendamento che, se approvato dal Consiglio Legislativo, avrebbe consentito l’estradizione verso la Cina e che non è stato per nulla lasciato passare in sordina dai cittadini i quali hanno ben presto realizzato le implicazioni che consentire al governo di Pechino di estradare un sospettato avrebbe comportato. Ma per comprendere il perché una regione amministrativa speciale nutra così tanta diffidenza nei confronti del governo centrale bisogna fare un passo indietro.


1 luglio 1997. Il Regno Unito cede ufficialmente la sovranità di Hong Kong, fino a quel momento colonia britannica, al Governo Cinese guidato dal leader comunista Deng Xiaoping, che propone la teoria del “Una Cina, due Sistemi” la quale garantisce a Hong Kong di mantenere le sue istituzioni politiche e la sua economia capitalistica di mercato per cinquant’anni, ovvero fino al 2047, divenendo una Regione Amministrativa Speciale.


Nonostante il termine pattuito non sia esattamente imminente, il Dragone Rosso ha già iniziato a far sentire a Hong Kong il fiato sul collo e non è certo la prima volta. Già nel 2014 con la Rivoluzione degli Ombrelli, i cittadini di Hong Kong avevano dimostrato di non essere disposti ad accettare placidamente la sempre più marcata ingerenza politica di Pechino nelle elezioni del Governatore, nelle quali il suddetto viene votato da un ristretto comitato elettorale tendenzialmente vicino al Governo Cinese e da questo approvato. Il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo aveva deciso per una riforma elettorale che avrebbe ulteriormente ristretto la rosa di candidati per la carica di governatore, candidati la cui nomina sarebbe prima dovuta passare da Pechino.

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